Forse mi sbaglio ma ho l'impressione che gli ultimi giorni non siano stati un granché per il sindaco Tosi e la Lega. Si comincia con le liti interne alla maggioranza per quel che riguarda il tunnel sotto le Torricelle con il “vi mando tutti a casa” del sindaco rivolto ai suoi alleati che, però, non si rassegnano. Poi Alleanza Nazionale che si porta a casa la presidenza della Fiera e la candidatura alla presidenza della Provincia, Forza Italia che si prende la candidatura alla presidenza della Regione che sembrava già in tasca a Tosi e ancora AN che diventa coordinatrice del nuovo Partito della Libertà sia in provincia che in regione e niente da fare, per Tosi, anche per il Parlamento Europeo.
Maurizio Battista scrive su “L'Arena”, facendo l'elenco di queste batoste, che il mese di Aprile ha visto la Lega e Tosi fortemente ridimensionati e, aggiungo io, rabbiosi e un po' fuori di testa.
Infatti solo così si può spiegare l'attacco di Tosi alla Magistratura veronese, immotivato e, comunque, per i toni e la torva arroganza, al di là delle pur note antipatie del Sindaco per i giudici veronesi.
Il fatto: tale Stefano Armigliato ultrà di estrema destra della tifoseria del Verona durante una partita lancia un razzo. Scatta la legge sulla violenza negli stadi, il giudice la applica e lo condanna a due anni e nove mesi di reclusione.
Tosi si infuria anche perché il condannato appartiene all'area politica di estrema destra del capogruppo della sua lista in Consiglio Comunale, e dice, tra l'altro che dovevano applicare l'indulto e ridurre la pena.
Il giudice in questione risponde, gelidamente, elencando le recidive dell'Armigliato: cioè cinque condanne passate in giudicato e tra queste, tre per lesioni, altre per rissa, porto d'armi, resistenza. Nel passato recente condannato per aggressione a esponenti dell'estrema sinistra, violazione di domicilio, interruzione di pubblico servizio, lesioni e ingiurie.
E, aggiunge il giudice, ho applicato la norma contenuta nella legge voluta dalla maggioranza di cui fa parte la Lega del sindaco Tosi, e, ultima bacchettata sulle dita, l'indulto non poteva essere applicato perché l'imputato ne aveva già usufruito in un altro processo.
Il giorno dopo interviene addirittura il Presidente del Tribunale di Verona con una durissima dichiarazione contro “i ripetuti attacchi del sindaco di Verona alle sentenze emesse..attacchi tanto generici ed approssimati quanto preconcetti e tendenziosi che mirano a confondere l'opinione pubblica e tradiscono l'aspirazione di applicare ai processi non il metro della legge ma la parzialità del giudizio politico..tutto ciò non giova al corretto rapporto tra le istituzioni né contribuisce al funzionamento della giustizia”.
In soldoni: Tosi non sai neanche di cosa parli, non conosci la legge fatta dal tuo ministro leghista e non sai neppure nulla della persona per la quale intervieni e della quale, probabilmente ti importa meno che niente.
A questo punto un sindaco quasi normale incassa e stop. Cose che succedono. E invece no, Tosi ritorna all'attacco dicendo, in pratica, che i magistrati veronesi possono dire e fare quello che vogliono ma” il giudizio mio e di gran parte dei cittadini rimane inalterato e a loro, ai cittadini, non va bene così”.
Cioè : il popolo è con me al di fuori e a dispetto delle leggi. Concetto assai pericoloso soprattutto in bocca ad un sindaco o a un presidente del Consiglio dei ministri. Tanto che persino “L'Arena” non ne può più e titola: “il sindaco a testa bassa” che non è un titolo lusinghiero per Tosi. A testa bassa non si vede e non si capisce niente.
Altro argomento.
Il 25 Aprile, al palazzo della Gran Guardia, hanno parlato l'ambasciatore tedesco e quello americano dicendo, soprattutto il primo, cose importanti. Però, secondo me, quello che ha caratterizzato la cerimonia è stato l'intervento ufficiale di Maurizio Zangarini professore di storia dell'età contemporanea alla nostra Università e presidente dell'Istituto Veronese per la Storia della Resistenza e dell'età contemporanea.
Discorso non rituale su quanto successe nel veronese in quel periodo, con riferimenti documentali precisi e, per molti ascoltatori, inediti e chiarificatori su vicende finora controverse e oggetto di dispute che durano da decenni, demolendo, con questo intervento, alcuni qualunquistici e denigratori luoghi comuni.
Discorso al quale, in due pagine intere, dedicate da “L'Arena” alle celebrazioni della Festa della Liberazione, sono state riservate in tutto, vergognosamente, solo due righe e mezza, per cui ritengo che bene farebbe l'Istituto Veronese per la Storia della Resistenza e dell'Età contemporanea a stamparlo e divulgarlo.
Giorgio Bragaja
29 maggio 2009
21 aprile 2009
Intervento a Radio Popolare Verona - Tunnel, Passalacqua e SS Apostoli (21 aprile 2009)
Alcuni ascoltatori mi hanno chiesto perché a Radio popolare di Verona, non parlo anche di cose “fuori di Verona”, che so, del terremoto, delle nomine in RAI... Di queste cose parlano a Radio Popolare, quella centrale di Milano, altri colleghi che lo fanno molto bene, di sicuro meglio di quanto non possa farlo io.
Io parlo di cose del nostro territorio sia perché penso di conoscerle sufficientemente bene sia perché non penso che le cose di Verona siano così diverse, o non abbiano seri riferimenti, con quanto succede in tutta Italia. Anzi, credo che capire cose di Verona aiuti a capire meglio cose, che so, di Roma o di Palermo.
Per esempio tra il ponte sullo Stretto e il Tunnel sotto le Torricelle, sulle procedure, sulle aspettative che stanno nascendo, sugli interessi collegati, non c'è, forse, qualche parentela? Vediamo.
Se, di fronte alla fermissima intenzione del sindaco Tosi di proseguire velocemente alla assegnazione dei lavori per il tunnel, e relativi metri cubi di cemento di opere edilizie collaterali, alla società Technital, composta da costruttori veronesi.
Se, di fronte alla sua minaccia di mandare a casa tutto il Consiglio Comunale ove da parte di altre componenti della sua stessa maggioranza si continuasse a mettere ostacoli.
Se, esponenti di primo piano, sempre della sua maggioranza, dicono con tono minaccioso e con sottintesi non tanto limpidi (L'Arena di giovedì 16 aprile) “faccia pure ma sappia che gli chiederemo perché il piano Technital va bene”.
Se, due giorni dopo, in seguito ad una riunione notturna con il “mediatore” viceministro Brancher, inviato da Berlusconi, tutto si appiana e i contestatori di maggioranza, che due giorni prima annunciavano sfracelli, dicono addirittura che, per loro, le indicazioni favorevoli alla Technital “sono come la Bibbia”, non vi pare che le assonanze con le vicende politiche e amministrative del ponte sullo Stretto non siano poi tanto campate in aria?
Riparliamo ora di un altro grande progetto che si sta realizzando a Verona: quello della Passalacqua a Veronetta. Anche qui si tratta di metri cubi di cemento e ci sono novità.
Il progetto del Comune prevede 153 mila metri cubi di edificazione all'interno dell'area della Passalacqua e l'assessore dice che i nuovi metri cubi saranno molto meno di quelli già esistenti.
Legambiente ha osservato giustamente su “L'Arena” che i metri cubi esistenti sono quelli, a suo tempo, edificati dalla Nato, in pratica dagli americani, al di fuori da ogni pianificazione, contro ogni regola e senza tener conto dei vincoli monumentali (ci sono capannoni a ridosso del muro di Alberto della Scala) e che, perciò, dal punto di vista urbanistico, tali edificazioni dovrebbero essere non solo abbattute ma non dovrebbero neppure essere assunte e conteggiate come credito edilizio.
Cioè, a mo' d'esempio, supponiamo che qualcuno, anni fa, un prepotente, avesse costruito un condominio di sei piani in piazza Bra, naturalmente fuori da ogni regola. Passano un bel po' di anni e un Sindaco fa abbattere quel condominio di sei piani e, al suo posto, ne fa costruire, sempre in piazza Bra, uno di cinque dicendo: “vedete come sono bravo e rispettoso dell'ambiente e dei monumenti? Invece di sei piani, cinque. Meno metri cubi di prima; perché vi lamentate?“.
Per i nostri amministratori la logica dei metri cubi è questa ed è stringente e inoppugnabile.
Un ultimo argomento: forse ricorderete che un paio di settimane fa ho accennato al fatto che la chiesa dei S.S. Apostoli in corso Cavour presenta danni rilevanti alle strutture con molta probabilità dovuti agli scavi per un parcheggio sotterraneo effettuati nella piazzetta a ridosso della chiesa.
L'altro giorno la chiesa, antico monumento che avrebbe dovuto essere tutelato con il massimo riguardo, è stata dichiarata inagibile e i 1350 fedeli della parrocchia dovranno andare in un altra chiesa. I lavori di consolidamento dureranno parecchi mesi e la spesa ammonterà a circa un milione di euri. Il Comune, cioè noi, ne ha già dato 35 mila e ora il parroco spera nelle banche, ancora nel Comune, nella Regione e, naturalmente, nella Divina Provvidenza.
Per quest'ultima non ho voce in capitolo ma per gli altri soggetti, si, dato che i soldi del Comune, della Regione, e anche quelli delle Banche, sono sempre soldi nostri.
A pensarci bene pure quelli della Divina Provvidenza se pensiamo all'otto per mille e alle esenzioni ICI sulle proprietà commerciali della Chiesa.
Io sostenevo invece, e sostengo, che la chiesa dei S.S.Apostoli debba essere, si, risanata, ma che si debba accertare in fretta se, come è quasi certo, i danni siano collegati agli scavi, e una volta accertato ciò, i soldi li tiri fuori l'impresa, che è, guarda caso, la stessa del tunnel, o i committenti che hanno pensato di fare proprio lì i loro garage, e i soldi pubblici vadano in altre direzioni.
Con un milione di euri si può fare qualcosa per i senza tetto, per qualche famiglia in difficoltà, per i disoccupati o altro; non c'è che l'imbarazzo della scelta.
“L'Arena” di venerdì, scrivendo della inagibilità della chiesa, non menzionava più le possibili corresponsabilità dell'impresa. Già tutti assolti? Potenza dei metri cubi! Forse c'è di che preoccuparsi e sarà meglio insistere sull'argomento, per quel poco che contiamo.
Giorgio Bragaja
Io parlo di cose del nostro territorio sia perché penso di conoscerle sufficientemente bene sia perché non penso che le cose di Verona siano così diverse, o non abbiano seri riferimenti, con quanto succede in tutta Italia. Anzi, credo che capire cose di Verona aiuti a capire meglio cose, che so, di Roma o di Palermo.
Per esempio tra il ponte sullo Stretto e il Tunnel sotto le Torricelle, sulle procedure, sulle aspettative che stanno nascendo, sugli interessi collegati, non c'è, forse, qualche parentela? Vediamo.
Se, di fronte alla fermissima intenzione del sindaco Tosi di proseguire velocemente alla assegnazione dei lavori per il tunnel, e relativi metri cubi di cemento di opere edilizie collaterali, alla società Technital, composta da costruttori veronesi.
Se, di fronte alla sua minaccia di mandare a casa tutto il Consiglio Comunale ove da parte di altre componenti della sua stessa maggioranza si continuasse a mettere ostacoli.
Se, esponenti di primo piano, sempre della sua maggioranza, dicono con tono minaccioso e con sottintesi non tanto limpidi (L'Arena di giovedì 16 aprile) “faccia pure ma sappia che gli chiederemo perché il piano Technital va bene”.
Se, due giorni dopo, in seguito ad una riunione notturna con il “mediatore” viceministro Brancher, inviato da Berlusconi, tutto si appiana e i contestatori di maggioranza, che due giorni prima annunciavano sfracelli, dicono addirittura che, per loro, le indicazioni favorevoli alla Technital “sono come la Bibbia”, non vi pare che le assonanze con le vicende politiche e amministrative del ponte sullo Stretto non siano poi tanto campate in aria?
Riparliamo ora di un altro grande progetto che si sta realizzando a Verona: quello della Passalacqua a Veronetta. Anche qui si tratta di metri cubi di cemento e ci sono novità.
Il progetto del Comune prevede 153 mila metri cubi di edificazione all'interno dell'area della Passalacqua e l'assessore dice che i nuovi metri cubi saranno molto meno di quelli già esistenti.
Legambiente ha osservato giustamente su “L'Arena” che i metri cubi esistenti sono quelli, a suo tempo, edificati dalla Nato, in pratica dagli americani, al di fuori da ogni pianificazione, contro ogni regola e senza tener conto dei vincoli monumentali (ci sono capannoni a ridosso del muro di Alberto della Scala) e che, perciò, dal punto di vista urbanistico, tali edificazioni dovrebbero essere non solo abbattute ma non dovrebbero neppure essere assunte e conteggiate come credito edilizio.
Cioè, a mo' d'esempio, supponiamo che qualcuno, anni fa, un prepotente, avesse costruito un condominio di sei piani in piazza Bra, naturalmente fuori da ogni regola. Passano un bel po' di anni e un Sindaco fa abbattere quel condominio di sei piani e, al suo posto, ne fa costruire, sempre in piazza Bra, uno di cinque dicendo: “vedete come sono bravo e rispettoso dell'ambiente e dei monumenti? Invece di sei piani, cinque. Meno metri cubi di prima; perché vi lamentate?“.
Per i nostri amministratori la logica dei metri cubi è questa ed è stringente e inoppugnabile.
Un ultimo argomento: forse ricorderete che un paio di settimane fa ho accennato al fatto che la chiesa dei S.S. Apostoli in corso Cavour presenta danni rilevanti alle strutture con molta probabilità dovuti agli scavi per un parcheggio sotterraneo effettuati nella piazzetta a ridosso della chiesa.
L'altro giorno la chiesa, antico monumento che avrebbe dovuto essere tutelato con il massimo riguardo, è stata dichiarata inagibile e i 1350 fedeli della parrocchia dovranno andare in un altra chiesa. I lavori di consolidamento dureranno parecchi mesi e la spesa ammonterà a circa un milione di euri. Il Comune, cioè noi, ne ha già dato 35 mila e ora il parroco spera nelle banche, ancora nel Comune, nella Regione e, naturalmente, nella Divina Provvidenza.
Per quest'ultima non ho voce in capitolo ma per gli altri soggetti, si, dato che i soldi del Comune, della Regione, e anche quelli delle Banche, sono sempre soldi nostri.
A pensarci bene pure quelli della Divina Provvidenza se pensiamo all'otto per mille e alle esenzioni ICI sulle proprietà commerciali della Chiesa.
Io sostenevo invece, e sostengo, che la chiesa dei S.S.Apostoli debba essere, si, risanata, ma che si debba accertare in fretta se, come è quasi certo, i danni siano collegati agli scavi, e una volta accertato ciò, i soldi li tiri fuori l'impresa, che è, guarda caso, la stessa del tunnel, o i committenti che hanno pensato di fare proprio lì i loro garage, e i soldi pubblici vadano in altre direzioni.
Con un milione di euri si può fare qualcosa per i senza tetto, per qualche famiglia in difficoltà, per i disoccupati o altro; non c'è che l'imbarazzo della scelta.
“L'Arena” di venerdì, scrivendo della inagibilità della chiesa, non menzionava più le possibili corresponsabilità dell'impresa. Già tutti assolti? Potenza dei metri cubi! Forse c'è di che preoccuparsi e sarà meglio insistere sull'argomento, per quel poco che contiamo.
Giorgio Bragaja
19 aprile 2009
Intervento a Radio Popolare Verona - Pizzaiolo e rumeni (07 aprile 2009)
Un pizzaiolo tenta di violentare una ragazza sua dipendente, lei reagisce, scappa e, con il marito, lo denuncia ai carabinieri, Il pizzaiolo tenta di far mettere tutto a tacere ma la ragazza e il marito non ne vogliono sapere, lui, chiede un incontro, ci va con la pistola e, davanti al loro figlioletto di cinque anni, spara “vi ammazzo così vado in galera per qualcosa invece di farmi sette anni per la vostra denuncia”.
La ragazza muore, suo marito, ferito, si salva per miracolo (è un modo di dire).
L'omicida è un italiano le due vittime romeni, il luogo un paese della provincia di Verona. Il sindaco di questo paese dice in TV che, per fortuna, non ci sono state pallottole vaganti che avrebbero potuto colpire qualche passante. Per fortuna tutte a segno.
I giornali subito avanzano l'ipotesi di un ricatto da parte della coppia di romeni. Ipotesi subito smentita dai fatti. Solo una giornalista de “L'Arena”, racconta con chiarezza e indignazione, come sono andati veramente i fatti.
Ai funerali solo il Presidente della Provincia di Mantova, il responsabile della Caritas e il sacerdote della comunità ortodossa.
E' vero che la ragazza abitava con il marito in un paese della provincia di Mantova ai confini con la provincia di Verona, ma lei lavorava a Villafranca, Comune veronese, è stata uccisa a Mozzecane Comune veronese. Da Verona nessuna autorità, nessuna iniziativa di solidarietà, nessun gesto.
D'altra parte si può capire: le vittime sono romeni, lo sparatore siciliano, mica sono padani. Non sono cosa nostra.
Il Presidente della Provincia di Mantova ha detto: “ Mi ha indignato leggere sulla stampa nazionale che la coppia romena è stata colpita perchè voleva mettere in atto un ricatto e non perché ha reagito ad una violenza; a cittadinanze invertite chissà che cancan sarebbe venuto fuori ”. Così il Presidente della Provincia di Mantova. Altra stoffa.
E poi, via, perché meravigliarsi? Nei vicini Comuni veronesi, quasi tutti governati dalla Lega con i suoi alleati, negli uffici dei sindaci al posto del ritratto del Presidente della Repubblica Napolitano c'è quello di Bossi, si intitolano strade ai Dogi, alla Serenissima, ad Alberto da Giussano, al sacro fiume Po, a Miglio, al Sole delle Alpi, alla Padania. A Oppeano, lì vicino, con l'inaugurazione di una scultura in marmo raffigurante il leone di San Marco( el leon che magna el teron, costo 44 mila Euri) non si celebra la Liberazione il 25 Aprile ma il 26 e la liberazione che si celebra non è quella contro i nazisti ma è quella delle Pasque Veronesi del 1797 contro i giacobini, quelli delle famigerate Libertè, Egalitè, Fraternitè.
Così va il mondo per gli allegroni della Lega. Padania Felix. Felix per loro non per i disoccupati e cassintegrati che crescono drammaticamente.
In tanta nebbia ogni tanto c'è qualche scintilla di intelligenza e di solidarietà.
Il sindaco Tosi, tempo fa, aveva fatto smantellare le panchine nei giardini e le aveva sostituite con altre munite di dissuasori in ferro per impedire, a qualche povero diseredato, di sdraiarsi.
Subito erano intervenuti gruppi di giovani, auto nominatisi “ Beati i Costruttori di Panche “, che con tanto di attrezzi e di cartelli “Lavori in corso” e “ Stiamo lavorando per voi “, in un battibaleno, davanti ai cittadini incuriositi e in pieno giorno, avevano segato, con la fiamma ossidrica, tutti i dissuasori e, prima dell'arrivo della Polizia, restituito le panchine alla loro originaria, civile e accogliente, funzione.
Giorni fa, sempre l'instancabile sindaco, con tranquilla crudeltà burocratica, aveva mandato schiere di vigili, pare un po' recalcitranti, a sgomberare, con azione notturna, alcuni portici del centro storico dalla presenza di alcuni “storici”, e meno storici, barboni. Cioè ha voluto liberare il “salotto buono “ della città.
Senonché, senonché, i “Beati i Costruttori di Panche “ hanno cambiato nome in “ Beati Arredatori di Interni “ e, portando poltrone, divani, coperte ( tutto in buono stato) hanno arredato il cortile del Tribunale e il cortile Mercato Vecchio, a due passi da piazza delle Erbe.
Cioè, in pochi minuti, hanno costruito un salotto di buon gusto, accogliente, dotato di tutti i confort e a disposizione di tutti, ma soprattutto a disposizione di chi, secondo il sindaco, deve essere scacciato dalla città-vetrina perchè “aggressivo, fannullone, parassita e straniero” e in questo nuovo salotto hanno fatto accomodare i barboni, offrendo loro anche da mangiare e da bere, meritandosi pure la solidarietà della Caritas.
A volte basta poco per ridare un po' di speranza e non solo ai barboni. Perché, è vero, la cosa grande, straordinaria, in questi giorni, sono stati i tanti, tantissimi lavoratori e pensionati in piazza con il sindacato ma contano anche queste piccole cose che, poi, a pensarci bene, tanto piccole non sono.
Giorgio Bragaja
La ragazza muore, suo marito, ferito, si salva per miracolo (è un modo di dire).
L'omicida è un italiano le due vittime romeni, il luogo un paese della provincia di Verona. Il sindaco di questo paese dice in TV che, per fortuna, non ci sono state pallottole vaganti che avrebbero potuto colpire qualche passante. Per fortuna tutte a segno.
I giornali subito avanzano l'ipotesi di un ricatto da parte della coppia di romeni. Ipotesi subito smentita dai fatti. Solo una giornalista de “L'Arena”, racconta con chiarezza e indignazione, come sono andati veramente i fatti.
Ai funerali solo il Presidente della Provincia di Mantova, il responsabile della Caritas e il sacerdote della comunità ortodossa.
E' vero che la ragazza abitava con il marito in un paese della provincia di Mantova ai confini con la provincia di Verona, ma lei lavorava a Villafranca, Comune veronese, è stata uccisa a Mozzecane Comune veronese. Da Verona nessuna autorità, nessuna iniziativa di solidarietà, nessun gesto.
D'altra parte si può capire: le vittime sono romeni, lo sparatore siciliano, mica sono padani. Non sono cosa nostra.
Il Presidente della Provincia di Mantova ha detto: “ Mi ha indignato leggere sulla stampa nazionale che la coppia romena è stata colpita perchè voleva mettere in atto un ricatto e non perché ha reagito ad una violenza; a cittadinanze invertite chissà che cancan sarebbe venuto fuori ”. Così il Presidente della Provincia di Mantova. Altra stoffa.
E poi, via, perché meravigliarsi? Nei vicini Comuni veronesi, quasi tutti governati dalla Lega con i suoi alleati, negli uffici dei sindaci al posto del ritratto del Presidente della Repubblica Napolitano c'è quello di Bossi, si intitolano strade ai Dogi, alla Serenissima, ad Alberto da Giussano, al sacro fiume Po, a Miglio, al Sole delle Alpi, alla Padania. A Oppeano, lì vicino, con l'inaugurazione di una scultura in marmo raffigurante il leone di San Marco( el leon che magna el teron, costo 44 mila Euri) non si celebra la Liberazione il 25 Aprile ma il 26 e la liberazione che si celebra non è quella contro i nazisti ma è quella delle Pasque Veronesi del 1797 contro i giacobini, quelli delle famigerate Libertè, Egalitè, Fraternitè.
Così va il mondo per gli allegroni della Lega. Padania Felix. Felix per loro non per i disoccupati e cassintegrati che crescono drammaticamente.
In tanta nebbia ogni tanto c'è qualche scintilla di intelligenza e di solidarietà.
Il sindaco Tosi, tempo fa, aveva fatto smantellare le panchine nei giardini e le aveva sostituite con altre munite di dissuasori in ferro per impedire, a qualche povero diseredato, di sdraiarsi.
Subito erano intervenuti gruppi di giovani, auto nominatisi “ Beati i Costruttori di Panche “, che con tanto di attrezzi e di cartelli “Lavori in corso” e “ Stiamo lavorando per voi “, in un battibaleno, davanti ai cittadini incuriositi e in pieno giorno, avevano segato, con la fiamma ossidrica, tutti i dissuasori e, prima dell'arrivo della Polizia, restituito le panchine alla loro originaria, civile e accogliente, funzione.
Giorni fa, sempre l'instancabile sindaco, con tranquilla crudeltà burocratica, aveva mandato schiere di vigili, pare un po' recalcitranti, a sgomberare, con azione notturna, alcuni portici del centro storico dalla presenza di alcuni “storici”, e meno storici, barboni. Cioè ha voluto liberare il “salotto buono “ della città.
Senonché, senonché, i “Beati i Costruttori di Panche “ hanno cambiato nome in “ Beati Arredatori di Interni “ e, portando poltrone, divani, coperte ( tutto in buono stato) hanno arredato il cortile del Tribunale e il cortile Mercato Vecchio, a due passi da piazza delle Erbe.
Cioè, in pochi minuti, hanno costruito un salotto di buon gusto, accogliente, dotato di tutti i confort e a disposizione di tutti, ma soprattutto a disposizione di chi, secondo il sindaco, deve essere scacciato dalla città-vetrina perchè “aggressivo, fannullone, parassita e straniero” e in questo nuovo salotto hanno fatto accomodare i barboni, offrendo loro anche da mangiare e da bere, meritandosi pure la solidarietà della Caritas.
A volte basta poco per ridare un po' di speranza e non solo ai barboni. Perché, è vero, la cosa grande, straordinaria, in questi giorni, sono stati i tanti, tantissimi lavoratori e pensionati in piazza con il sindacato ma contano anche queste piccole cose che, poi, a pensarci bene, tanto piccole non sono.
Giorgio Bragaja
Intervento a Radio Popolare Verona - Zenti e Provolo (31 marzo 2009)
Qualche giorno fa, il 27 di questo mese, due giornali, l'edizione di Verona del “Corriere della Sera” e “Il Verona”, il quotidiano che si distribuisce gratuitamente e che si può trovare anche su Internet, davano la stessa notizia pur con titoli lievemente diversi. Sul Corriere: “Provolo, il vescovo indagato per diffamazione. Atto dovuto.” Su Il Verona: “ Caso Provolo, vescovo indagato sotto inchiesta per le sue parole”. I testi degli articoli erano pressochè uguali; si limitavano a dare la notizia correttamente, senza commenti.
La vicenda è quella, nota, dei reati sessuali che, secondo la denuncia di 67 ex allievi dell'Istituto per sordomuti Provolo e del responsabile della loro Associazione Giorgio Dalla Bernardina, sarebbero stati commessi, anni fa, da alcuni sacerdoti (tra cui anche alti prelati) e laici, sui giovani ospiti dell'Istituto.
Vicende che sarebbero terminate nel 1984 e, per questo, prescritte cioè non più perseguibili.
I due giornali riportavano alcune frasi del vescovo del tipo: “Sono convinto che si tratta di una grossa montatura fatta di menzogne e se il signor Dalla Bernardina voleva fare la guerra doveva corazzarsi e non usare la bicicletta da bersagliere e la baionetta” e “Questo teorema di accuse è una vendetta per non aver ottenuto quello che volevano cioè l'uso gratuito di alcune strutture dell'Istituto”.
Dalla Bernardina per queste dichiarazioni del vescovo si è sentito diffamato e ha sporto denuncia e ora il vescovo Zenti è indagato.
Se si dovesse arrivare al processo dubito che, benchè ci sia la prescrizione, non si parlerà anche dei fatti denunciati dai 67 ex allievi. La prescrizione, penso, riguarda la possibilità di arrivare a un processo e a condanne ma non la possibiltà di ricordare e parlare anche dei fatti che hanno portato alla denuncia per diffamazione.
Ma. come ha detto il Procuratore Schinaia, nessuna strumentalizzazione. Sono d'accordo e infatti se ho fatto riferimento alla vicenda Provolo, senza dare giudizi o fare commenti, è soltanto per mettere in risalto un fatto piuttosto grave che riguarda l'informazione o, meglio, la non informazione, a Verona.
Come ho detto all'inizio due, dei tre giornali veronesi, hanno dato la notizia del vescovo Zenti indagato.
Il terzo giornale no. E, il terzo giornale, è il più grosso, se non il più diffuso, è quello che si definisce, nella testata di prima pagina, ”Il giornale di Verona”, cioè il giornale “L'Arena”.
Non ne ha fatto parola. Ho scorso di nuovo i numeri dal 27 ad oggi: niente, non una riga che sia una riga.
Ora nel nostro Paese, nelle nostre città, le persone, le autorità che contano veramente per l'immaginario popolare, per il senso comune, sono due: il Sindaco e il Vescovo, esattamente come alcuni secoli fa. Del Presidente della Provincia, del Prefetto, i cittadini neanche se ne ricordano.
Ora su Tosi sindaco indagato, processato, è stato scritto e si scriverà. Meglio sarebbe scriverne anche di più. E sul vescovo no? E dire che ogni Domenica questo giornale,”L'Arena”, ci rifila colonne intere di banalità con le quali il vescovo ci da consigli per la nostra vita, indicazioni su come educare i nostri figli, come accudire gli anziani, come affrontare le difficoltà, gli studi, il lavoro, il sesso, il matrimonio...
E di questa persona, una delle due che più contano nella nostra città, di un fatto cosi importante che la riguarda, su “L'Arena” non una parola. E' informazione questa?
Una nota a margine: il giornale “Il Verona” di ieri, 30 marzo, riporta una notizia, anche questa interessante, e cioè di una lettera aperta scritta dal vescovo Giuseppe Zenti a Benedetto XVI sullo spinoso argomento della recente revoca, da parte del papa, della scomunica ai vescovi lefebvriani uno dei quali è il vescovo Richard Williamson, negazionista delle camere a gas; ha detto cioè che sono una montatura
Zenti, che si dichiara d'accordo con le spiegazioni date dal papa del perchè della revoca della scomunica , nella lettera fin troppo ossequiosa anche per un vescovo che si rivolge al suo papa, usa parole ed espressioni, anche letterariamente, un po' esagerate. Definisce il papa Maestro sicuro, cuore sensibilissimo, mente perspicace, Esperto Ammiraglio...Che siano verosimili le notizie di qualche tempo fa, dopo la vicenda Provolo, della possibilità di una sostituzione del vescovo e che il tono della lettera sia un tentativo per scongiurarla?
Giorgio Bragaja
La vicenda è quella, nota, dei reati sessuali che, secondo la denuncia di 67 ex allievi dell'Istituto per sordomuti Provolo e del responsabile della loro Associazione Giorgio Dalla Bernardina, sarebbero stati commessi, anni fa, da alcuni sacerdoti (tra cui anche alti prelati) e laici, sui giovani ospiti dell'Istituto.
Vicende che sarebbero terminate nel 1984 e, per questo, prescritte cioè non più perseguibili.
I due giornali riportavano alcune frasi del vescovo del tipo: “Sono convinto che si tratta di una grossa montatura fatta di menzogne e se il signor Dalla Bernardina voleva fare la guerra doveva corazzarsi e non usare la bicicletta da bersagliere e la baionetta” e “Questo teorema di accuse è una vendetta per non aver ottenuto quello che volevano cioè l'uso gratuito di alcune strutture dell'Istituto”.
Dalla Bernardina per queste dichiarazioni del vescovo si è sentito diffamato e ha sporto denuncia e ora il vescovo Zenti è indagato.
Se si dovesse arrivare al processo dubito che, benchè ci sia la prescrizione, non si parlerà anche dei fatti denunciati dai 67 ex allievi. La prescrizione, penso, riguarda la possibilità di arrivare a un processo e a condanne ma non la possibiltà di ricordare e parlare anche dei fatti che hanno portato alla denuncia per diffamazione.
Ma. come ha detto il Procuratore Schinaia, nessuna strumentalizzazione. Sono d'accordo e infatti se ho fatto riferimento alla vicenda Provolo, senza dare giudizi o fare commenti, è soltanto per mettere in risalto un fatto piuttosto grave che riguarda l'informazione o, meglio, la non informazione, a Verona.
Come ho detto all'inizio due, dei tre giornali veronesi, hanno dato la notizia del vescovo Zenti indagato.
Il terzo giornale no. E, il terzo giornale, è il più grosso, se non il più diffuso, è quello che si definisce, nella testata di prima pagina, ”Il giornale di Verona”, cioè il giornale “L'Arena”.
Non ne ha fatto parola. Ho scorso di nuovo i numeri dal 27 ad oggi: niente, non una riga che sia una riga.
Ora nel nostro Paese, nelle nostre città, le persone, le autorità che contano veramente per l'immaginario popolare, per il senso comune, sono due: il Sindaco e il Vescovo, esattamente come alcuni secoli fa. Del Presidente della Provincia, del Prefetto, i cittadini neanche se ne ricordano.
Ora su Tosi sindaco indagato, processato, è stato scritto e si scriverà. Meglio sarebbe scriverne anche di più. E sul vescovo no? E dire che ogni Domenica questo giornale,”L'Arena”, ci rifila colonne intere di banalità con le quali il vescovo ci da consigli per la nostra vita, indicazioni su come educare i nostri figli, come accudire gli anziani, come affrontare le difficoltà, gli studi, il lavoro, il sesso, il matrimonio...
E di questa persona, una delle due che più contano nella nostra città, di un fatto cosi importante che la riguarda, su “L'Arena” non una parola. E' informazione questa?
Una nota a margine: il giornale “Il Verona” di ieri, 30 marzo, riporta una notizia, anche questa interessante, e cioè di una lettera aperta scritta dal vescovo Giuseppe Zenti a Benedetto XVI sullo spinoso argomento della recente revoca, da parte del papa, della scomunica ai vescovi lefebvriani uno dei quali è il vescovo Richard Williamson, negazionista delle camere a gas; ha detto cioè che sono una montatura
Zenti, che si dichiara d'accordo con le spiegazioni date dal papa del perchè della revoca della scomunica , nella lettera fin troppo ossequiosa anche per un vescovo che si rivolge al suo papa, usa parole ed espressioni, anche letterariamente, un po' esagerate. Definisce il papa Maestro sicuro, cuore sensibilissimo, mente perspicace, Esperto Ammiraglio...Che siano verosimili le notizie di qualche tempo fa, dopo la vicenda Provolo, della possibilità di una sostituzione del vescovo e che il tono della lettera sia un tentativo per scongiurarla?
Giorgio Bragaja
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