intervento a radiopop 10-12-2010 su “L'Arena” e il Censis, piazza Erbe...
Su il giornale “L'Arena” di un paio di giorni fa l'articolo più importante era scritto da Carlo Pelanda, economista veronese, e trattava dell'ultimo rapporto del Censis (Centro studi e investimenti sociali) un istituto di indagine socio-economica che da circa un cinquantennio produce studi e indagini sullo stato delle cose in Italia.
Quast'anno il Censis è molto critico su quel che sta avvenendo nel nostro Paese e Pelanda, cioè “L'Arena”,non è d'accordo.
Dico “L'Arena” perché quando il direttore di un giornale affida la stesura e la firma di quello che si chiama “articolo di fondo” cioè quello situato nella prima colonna della prima pagina del giornale
, vuol dire che quell'articolo esprime la linea editoriale (politica) del giornale.
Ricordo che “L'Arena” è il giornale che, orgogliosamente, ci ricorda di essere sempre uscito, senza interruzioni, per 144 anni.
Si, è vero, è sempre uscito ininterrottamente anche quando altri giornali come il socialista “Verona del Popolo”, il cattolico “Corriere del Mattino, il comunista “L'Unità” venivano chiusi e le loro sedi devastate perché informavano mentre “L'Arena”, che non informava, poteva tranquillamente uscire.
Ma vediamo ora cosa dice il Censis e, poi, cosa, invece, dice “L'Arena”.
Il Censis ci dice che l'icona dell'individualismo, del consumismo, dell'uomo solo al comando si è rotta, che un lungo ciclo economico, politico, sociale e psicologico si è concluso lasciando sul campo fragilità e depressione nelle vite singolari e nella vita collettiva.
Che viviamo in una società priva di bussola, in cui al desiderio di fare, di realizzare per il futuro, si sostituisce il godimento immediato e un desiderio deviato su oggetti e su consumi superflui.
All'autorità della legge si sostituisce la frammentazione di poteri e norme inefficaci.
Che non è di autoritarimo che ci sarebbe bisogno ma di autorità e che non esistono in Italia quelle sedi di auctoritas che potrebbero o dovrebbero ridare forza alla legge.
Che bisognerebbe insistere sul rilancio del desiderio perché tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare la dinamica di una società ora troppo appagata e appiattita.
Che siamo alla fine della leadership troppo personalizzata, alla fine del mito della governabilità e del decisionismo, alla fine della fede nei miracoli dell'unto dal Signore, alla fine della credenza nelle magnifiche sorti di un capitalismo che sforna con continuità oggetti di consumo.
Tra i tanti dati e tabelle del Censis ne voglio citare solo uno.
Il 56% delle scuole italiane (dalla materna alle superiori) ha chiesto in quest'anno scolastico un contributo volontario alle famiglie, aggiuntivo alle tasse scolastiche e al costo della mensa.
La cifra media versata è pari a 80 euro, con punte fino a 100 euro alle primarie e 260 euro nei licei.
Le famiglie hanno anche collaborato a lavori di piccola manutenzione (come ridipingere le pareti) nel 13% degli edifici scolastici.
In definitiva una indagine sulla quale avrei anche delle osservazioni ma non si può dire che sia approssimata o banale.
Sentite invece cosa scrive “L'Arena”.
“L'idea di un Italia in declino antropologico, precursore di quello economico, non corrisponde alla realtà...il fatto è che molta gente non vuole più fare lavori considerati troppo faticosi e con poco status e ciò apre una domanda di lavoro per immigrati disposti a farli in quanto partono da condizioni di povertà”.
“L'Arena” non dice, ma lo dico io, che spesso molti imprenditori nell'edlizia, nell'agricoltura... preferiscono assumere immigrati perché ciò comporta meno salario, magari in nero, e nessun diritto per chi viene assunto e meno doveri per chi assume.
Il 30% di incidenti sul lavoro riguarda immigrati.
“L'Arena” così prosegue: “L'economia tecnologica e della conoscenza si è sviluppata molto più velocemente della capacità del sistema educativo di formare adeguatamente gli individui. Questo deficit di istruzione fa sì che la gente non capisce il nuovo sistema finanziario e vi partecipa facendosi abbindolare”. Grandioso!
“L'Arena” dice che la scuola non funziona bene ma non dice che il Governo ha tagliato gli stanziamenti proprio per la scuola e l'istruzione.
E ancora: “L'Arena” afferma che i risparmiatori si fanno “abbindolare” perché sono ignoranti e magari anche stupidi.
Se il padrone della Parmalat butta sul lastrico e nella disperazione migliaia di famiglie che gli avevano affidato i loro risparmi, per Pelanda e per “L'Arena”, appare quasi come una colpa, una dabbenaggine di quella povera gente che dopo 40 anni di lavoro, andati in pensione, non hanno avuto l'accortezza di mettersi a studiare scienza delle finanze e hanno affidato, incautamente, i soldi della liquidazione agli speculatori.
Il giornale non dice che certi meccanismi truffaldini della finanza sono stati inventati apposta per permettere tutto questo. Più le cose sono complicate più facile è rubare.
Un secolo e mezzo fa un tale, trattando del mondo della economia e della finanza, scrisse: “Il capitalismo sta riducendo il mondo ad un informe ammasso di merci”.
In quell'ammasso di merci potremmo, oggi, collocare anche qualche giornale.
I libri di quel tale non si studiano a scuola e la chiesa cattolica provvide a inserirli nell' ”Indice dei libri proibiti”. Chi li leggeva faceva peccato e, in certi casi, veniva scomunicato. I padroni dell'alta finanza, invece, potevano fare la comunione.
Altro argomento.
In piazza Erbe, sulla torre dei Lamberti, a metà della sua altezza, incombe uno smisurato cartellone con un brutto disegno e la scritta “I vigili del fuoco e il Comune di Verona augurano buone feste”.
La colonna con il leone viene aggredita dal volgare albero di natale con la pubblicità del pandoro Bauli, l'arco della costa è coperto dal cartellone che invita al mercato tedesco di piazza dei Signori, e così a porta Nuova e porta Borsari.
Pare che l'assessore alla cultura Erminia Perbellini, che cura anche gli eventi artistici della città, a casa sua abbia, alle pareti, quadri di autore molto belli.
E allora perché queste schifezze nelle nostre piazze?
Perché, come dice Alberto Sordi, nel bel film di Mario Monicelli “Il marchese del Grillo”, rivolto ai poveracci dell'osteria che si lamentano del diverso trattamento riservato dalle guardie a lui, marchese, e a loro: “Perché io so' io e voi nun siete un cazzo”.
Giorgio Bragaja
11 dicembre 2010
03 dicembre 2010
Intervento a radiopop 3-12-2010 un Rettore entusiasta, don Verzè, gnocco fritto e altro
Il rettore dell'università di Verona Alessandro Mazzucco, è intervenuto autorevolmente (e pesantemente) a proposito della legge Gelmini affermando, in un editoriale dell'altro ieri sul sito dell'Ateneo, che “ come ogni provvedimento assunto da un parlamento così litigioso, qual'è quello italiano, il disegno di legge è stato costruito con una singolare convergenza di contributi e con un consenso sostanzialmente totale” e prosegue e conclude così “ elementi fondamentali di innovazione rendono questa legge un incontestabile, anche se parziale, miglioramento rispetto alla insostenibile situazione attuale tale da consentire di affrontare il 2011 senza dover affrontare drammi”.
Questo zelante entusiasmo non è piaciuto agli studenti, ai ricercatori e docenti veronesi che da giorni protestano contro questa legge.
“Ieri è stato un giorno triste. Per l'università, per la ricerca per tutta l'istruzione italiana” affermano
e di fronte alle dichiarazioni del rettore replicano “ stupisce per prima cosa la tempistica di questo editoriale e non comprendiamo la ragione di un intervento che dichiari che il consenso a questa riforma è stato totale trasversale ed esteso mentre è del tutto chiaro che non è così.”
E ancora “Il rettore forse dimentica che ad oggi circa un centinaio di ricercatori dell'ateneo scaligero sono in mobilitazione contro questo disegno di legge, che quattro consigli di facoltà hanno approvato mozioni di critica severa alle norme ivi contenute, che non a tutti i presidi di facoltà questa riforma piace, che sono spuntate in soli due giorni 2000 firme nella sola facoltà di Lettere per chiedere al rettore la convocazione di una conferenza d'ateneo per discuterne i contenuti e nella quale il nostro rettore spieghi a quale titolo ritenga che in questa riforma vi siano elementi di miglioramento rispetto alla situazione veramente caotica di oggi”.
E concludono: “Anche qualora fosse approvata, questa legge, avrebbe bisogno di una decina di decreti attuativi delle singole norme. Tutto questo è destinato a bloccare il sistema universitario per parecchi anni”.
Docenti e studenti, in tutta Italia, con la loro protesta contro una legge che risponde ad una logica feroce di censo e di classe, sono riusciti a far diventare l'università, la scuola, l'istruzione, la cultura, un tema centrale nel panorama politico italiano come non avveniva da anni.
E sono anche riusciti, con l'aiuto della crisi governativa, a far rinviare la definitiva approvazione della legge a dopo il 15 dicembre e, se le cose andranno come dovrebbero andare, ad affossarla.
E il rettore Mazzucco, giorni fa, alle prime proteste di studenti e docenti aveva reagito dicendo, con un po' di puzza sotto il naso,: “Ma sono proteste con motivazioni politiche”.
Straordinario. E come e cosa dovrebbero essere? La legge non è fatta dalla politica? E le eventuali proteste contro una legge fatta dalla politica cosa potrebbero essere se non politiche?
E' proprio vero: non c'è due senza tre,... le disgrazie non vengono mai da sole,... piove sul bagnato, eccetera, eccetera
Dopo il vescovo Zenti e il sindaco Tosi ora anche il rettore. Siamo a posto.
A proposito di “piove sul bagnato”.
Per i disastri provocati dall'alluvione il procuratore capo di Verona Mario Giulio Schinaia ha aperto un inchiesta penale. L'ipotesi di reato è quella di disastro colposo e cercherà di individuare i responsabili e le altre contestazioni per le quali chiamarli in causa e di esaminare fino in fondo i piani regolatori dei territori coinvolti nel disastro.
Bene. E' un buon inizio.
Lega ambiente, Italia nostra,altre associazioni, alcune forze politiche e anche chi vi parla, in tempi, come si usa dire, non sospetti, avevano denunciato come la devastazione del territorio veneto, dovuta ad un intrecciarsi di interessi miopi e povertà culturali, avrebbe comportato, inevitabilmente, distruzioni e danni grandissimi.
Ora si tratta di non lasciare alla sola magistratura il compito di colpire chi ancora ritiene che l'acqua, il suolo, l'aria siano beni privati e come tali da sfruttare e sfinire.
Altro argomento-
Un paio di settimane fa commentai, ritenendola esagerata, la defenestrazione dell'assessore Rossi da parte del sindaco Tosi che non aveva sopportato le critiche al suo operato da parte dell'esponente UDC. Rossi aveva detto che a comandare a Verona, in realtà, fosse non il sindaco ma il suo portavoce Bolis. Critica sgradevole ma, ritenevo, punita esageratamente.
Ora però, riordinando alcune carte, ho trovato un intervento di un paio di mesi fa dell'ex assessore Rossi, che nella sua veste di consigliere provinciale oltre che assessore comunale, criticava duramente il progetto di don Verzè, il padrone dell'ospedale San Raffaele di Milano e grande amico di Berlusconi, per la costruzione in terra veronese, a Lavagno, di una megastruttura “per il benessere e il prolungamento della vita fino a 120 anni”.
L'argomentazione di Rossi era ineccepibile: “Se vogliamo rispettare il diritto della gente ad avere una sanità pubblica efficiente non possiamo spendere soldi per centri di cura privati. Chiudiamo gli ospedali pubblici e poi diamo i soldi a un centro privato, gli costruiamo le strade e poi partecipiamo alle spese per i suoi assistiti... Don Verzè costruisca pure l'ospedale ma lo faccia con i soldi suoi”.
Con ciò si capisce meglio il perché della sua cacciata dalla giunta comunale.
Ora una cosa simpatica e gradevole.
Oggi, venerdì, alle ore 20 alla libreria Gheduzzi di corso Santa Anastasia 7, si inaugura la mostra “Le ricette del Vigio nei disegni di Gianni Burato” e sarà presentata la riedizione del relativo libro di ricette.
Alberto Cavazzuti, detto El Bogòn, genero del Vigio, introdurrà e darà dimostrazione pratica cucinando gnocco fritto per il piacere e il palato dei presenti. Cavazzuti e Gianni Burato furono tra i principali collaboratori di Cesare Furnari nella redazione di “Verona Infedele” lo storico irriverente periodico satirico e di costume al quale mi onoro di aver collaborato e del quale sento insieme nostalgia e mancanza.
Il Vigio era il suocero di Cavazzuti, un emiliano tosto e gentile che nelle sue visite a Verona preparava il cibo per le cene casalinghe di “Verona Infedele”. Casalinghe nel senso che il desco era quello della ospitale casa di Alberto e Or nella.
Le ricette di quel cibo, illustrate da Gianni Burato, e gli originali delle illustrazioni, ora sono alla portata di chi le vuole fino al 12 dicembre.
Giorgio Bragaja
Il rettore dell'università di Verona Alessandro Mazzucco, è intervenuto autorevolmente (e pesantemente) a proposito della legge Gelmini affermando, in un editoriale dell'altro ieri sul sito dell'Ateneo, che “ come ogni provvedimento assunto da un parlamento così litigioso, qual'è quello italiano, il disegno di legge è stato costruito con una singolare convergenza di contributi e con un consenso sostanzialmente totale” e prosegue e conclude così “ elementi fondamentali di innovazione rendono questa legge un incontestabile, anche se parziale, miglioramento rispetto alla insostenibile situazione attuale tale da consentire di affrontare il 2011 senza dover affrontare drammi”.
Questo zelante entusiasmo non è piaciuto agli studenti, ai ricercatori e docenti veronesi che da giorni protestano contro questa legge.
“Ieri è stato un giorno triste. Per l'università, per la ricerca per tutta l'istruzione italiana” affermano
e di fronte alle dichiarazioni del rettore replicano “ stupisce per prima cosa la tempistica di questo editoriale e non comprendiamo la ragione di un intervento che dichiari che il consenso a questa riforma è stato totale trasversale ed esteso mentre è del tutto chiaro che non è così.”
E ancora “Il rettore forse dimentica che ad oggi circa un centinaio di ricercatori dell'ateneo scaligero sono in mobilitazione contro questo disegno di legge, che quattro consigli di facoltà hanno approvato mozioni di critica severa alle norme ivi contenute, che non a tutti i presidi di facoltà questa riforma piace, che sono spuntate in soli due giorni 2000 firme nella sola facoltà di Lettere per chiedere al rettore la convocazione di una conferenza d'ateneo per discuterne i contenuti e nella quale il nostro rettore spieghi a quale titolo ritenga che in questa riforma vi siano elementi di miglioramento rispetto alla situazione veramente caotica di oggi”.
E concludono: “Anche qualora fosse approvata, questa legge, avrebbe bisogno di una decina di decreti attuativi delle singole norme. Tutto questo è destinato a bloccare il sistema universitario per parecchi anni”.
Docenti e studenti, in tutta Italia, con la loro protesta contro una legge che risponde ad una logica feroce di censo e di classe, sono riusciti a far diventare l'università, la scuola, l'istruzione, la cultura, un tema centrale nel panorama politico italiano come non avveniva da anni.
E sono anche riusciti, con l'aiuto della crisi governativa, a far rinviare la definitiva approvazione della legge a dopo il 15 dicembre e, se le cose andranno come dovrebbero andare, ad affossarla.
E il rettore Mazzucco, giorni fa, alle prime proteste di studenti e docenti aveva reagito dicendo, con un po' di puzza sotto il naso,: “Ma sono proteste con motivazioni politiche”.
Straordinario. E come e cosa dovrebbero essere? La legge non è fatta dalla politica? E le eventuali proteste contro una legge fatta dalla politica cosa potrebbero essere se non politiche?
E' proprio vero: non c'è due senza tre,... le disgrazie non vengono mai da sole,... piove sul bagnato, eccetera, eccetera
Dopo il vescovo Zenti e il sindaco Tosi ora anche il rettore. Siamo a posto.
A proposito di “piove sul bagnato”.
Per i disastri provocati dall'alluvione il procuratore capo di Verona Mario Giulio Schinaia ha aperto un inchiesta penale. L'ipotesi di reato è quella di disastro colposo e cercherà di individuare i responsabili e le altre contestazioni per le quali chiamarli in causa e di esaminare fino in fondo i piani regolatori dei territori coinvolti nel disastro.
Bene. E' un buon inizio.
Lega ambiente, Italia nostra,altre associazioni, alcune forze politiche e anche chi vi parla, in tempi, come si usa dire, non sospetti, avevano denunciato come la devastazione del territorio veneto, dovuta ad un intrecciarsi di interessi miopi e povertà culturali, avrebbe comportato, inevitabilmente, distruzioni e danni grandissimi.
Ora si tratta di non lasciare alla sola magistratura il compito di colpire chi ancora ritiene che l'acqua, il suolo, l'aria siano beni privati e come tali da sfruttare e sfinire.
Altro argomento-
Un paio di settimane fa commentai, ritenendola esagerata, la defenestrazione dell'assessore Rossi da parte del sindaco Tosi che non aveva sopportato le critiche al suo operato da parte dell'esponente UDC. Rossi aveva detto che a comandare a Verona, in realtà, fosse non il sindaco ma il suo portavoce Bolis. Critica sgradevole ma, ritenevo, punita esageratamente.
Ora però, riordinando alcune carte, ho trovato un intervento di un paio di mesi fa dell'ex assessore Rossi, che nella sua veste di consigliere provinciale oltre che assessore comunale, criticava duramente il progetto di don Verzè, il padrone dell'ospedale San Raffaele di Milano e grande amico di Berlusconi, per la costruzione in terra veronese, a Lavagno, di una megastruttura “per il benessere e il prolungamento della vita fino a 120 anni”.
L'argomentazione di Rossi era ineccepibile: “Se vogliamo rispettare il diritto della gente ad avere una sanità pubblica efficiente non possiamo spendere soldi per centri di cura privati. Chiudiamo gli ospedali pubblici e poi diamo i soldi a un centro privato, gli costruiamo le strade e poi partecipiamo alle spese per i suoi assistiti... Don Verzè costruisca pure l'ospedale ma lo faccia con i soldi suoi”.
Con ciò si capisce meglio il perché della sua cacciata dalla giunta comunale.
Ora una cosa simpatica e gradevole.
Oggi, venerdì, alle ore 20 alla libreria Gheduzzi di corso Santa Anastasia 7, si inaugura la mostra “Le ricette del Vigio nei disegni di Gianni Burato” e sarà presentata la riedizione del relativo libro di ricette.
Alberto Cavazzuti, detto El Bogòn, genero del Vigio, introdurrà e darà dimostrazione pratica cucinando gnocco fritto per il piacere e il palato dei presenti. Cavazzuti e Gianni Burato furono tra i principali collaboratori di Cesare Furnari nella redazione di “Verona Infedele” lo storico irriverente periodico satirico e di costume al quale mi onoro di aver collaborato e del quale sento insieme nostalgia e mancanza.
Il Vigio era il suocero di Cavazzuti, un emiliano tosto e gentile che nelle sue visite a Verona preparava il cibo per le cene casalinghe di “Verona Infedele”. Casalinghe nel senso che il desco era quello della ospitale casa di Alberto e Or nella.
Le ricette di quel cibo, illustrate da Gianni Burato, e gli originali delle illustrazioni, ora sono alla portata di chi le vuole fino al 12 dicembre.
Giorgio Bragaja
26 novembre 2010
intervento a radiopop 26-11-2010
Due sentenze della Corte di Appello di Venezia e altre cose.
La prima sentenza:
La Corte di Appello di Venezia ha praticamente stravolto il giudizio emesso dalla Corte di Assise di Verona per i cinque imputati per la morte di Nicola Tommasoli.
Dieci anni e quattro mesi per Veneri e Perini, già condannati a quattordici anni. Due assolti, Dalle Donne e Corsi, prima condannati rispettivamente a dodici e dieci anni.
L' “Assemblea cittadina 17 maggio” rileva come “permanga irrisolto il nodo fondamentale di questa vicenda nodo che la città ha eluso e cioè che la vita di questi ragazzi imputati è intimamente collegata con le idee della destra estrema, di chi pratica e coltiva l'aggressività, quando non la violenza, come propria componente identitaria.
Volevamo impedire che la memoria dell'assassinio di Nicola Tommasoli fosse cancellata, volevamo impedire che si consolidasse questo silenzio, apparentemente apolitico ma, in realtà, fortemente politico perché inteso a difendere un certo tipo di cultura oltre che la strategia del potere che governano questa città.....anche la recente sentenza per la strage di piazza della Loggia a Brescia (nessun colpevole) ci mette di fronte a una crudele evidenza: in questo Paese l'impossibilità di formulare condanne si trasforma, inesorabilmente, in un opera di diseducazione civile”. Parole sante.
La seconda sentenza.
Per l'aggressione fuori dal bar Posta di piazza Viviani del 4 gennaio 2009 quando un gruppo di estrema destra ferì una ragazza che si lamentava per i loro cori razzisti, la Corte di Appello di Venezia ha confermato la condanna di primo grado a tre anni e otto mesi per Claudio Pellegrini e a due anni e due mesi per Andrea Iacona.
Se la cava completamente invece Luca Cugola (che in primo grado era già stato assolto ma però con formula dubitativa), per “proscioglimento procedurale”, solo per un vizio di forma tanto è vero che il presidente del tribunale ha ritenuto di dover rimarcare il fatto e cioè che l'assoluzione era dovuta essenzialmente alla bravura dei difensori che avevano rilevato l'errore procedurale più che al giudizio sugli avvenimenti e all'effettiva provata estraneità di Cugola al fatto cioè alla sua non colpevolezza.
Credo di aver riassunto con sufficiente precisione l'esito dei due processi e il giudizio, naturalmente del tutto condivisibile, espresso da l' “Assemblea cittadina del 17 maggio”.
Ora una mia considerazione: hanno avuto la meglio, quelli tra gli imputati (e le loro famiglie), che hanno avuto l'accortezza, che hanno saputo, e potuto, scegliersi i difensori migliori (e più costosi) e più presentabili, anche politicamente, sia nell'uno che nell'altro processo.
Difensori che nel processo del bar Posta hanno saputo trovare appigli procedurali e in quello Tommasoli sono riusciti a far passare la tesi, incredibile e fantasiosa, che gli aggressori sarebbero stati lì per caso, che non facevano gruppo (e perciò niente aggravante ) anche se pochi minuti prima, tutti insieme, avevano aggredito un altro ragazzo solo perché aveva un aspetto e un abbigliamento che a loro non piacevano.
Non voglio parlare di “risultati” giudiziari “di classe” ma di “censo” si. Considerando l' habitat sociale di alcuni degli imputati e usando il dialetto, che in questo caso rende bene, si può concludere così: el fiol del becar e el fiol de l'osto dentro, el fiol del dotor fora.
Si dirà che questi sono i meccanismi della giustizia.
Esatto, i meccanismi, non la giustizia.
Lapidaria la dichiarazione del procuratore capo di Verona Giulio Schinaia: “Però, Tommasoli non è morto da solo”. Cioè, non si è suicidato.
Altro argomento.
Il sindaco Tosi aveva pensato bene di far togliere le panchine dai piccoli giardini di lungadige Matteotti perché qualche volta li si riunivano alcuni extracomunitari in attesa di poter mangiare un pasto caldo alla vicina mensa della San Vincenzo.
Mao Valpiana allora aveva comprato una panchina e l'aveva messa là dove erano state tolte quelle del Comune.
Dopo poche ore, su ordine di Tosi, solerti agenti l'avevano divelta, portata via e multato Valpiana per occupazione abusiva di suolo pubblico.
Valpiana ha fatto ricorso e l'ha vinto e non pagherà nessuna multa ma il giardino continua ad essere senza panchine e desolatamente vuoto. Non c'è mai nessuno.
Mentre saranno piene, stracolme, le più belle piazze della città, piene di baracche e baracchine, castelli di cartone, più alti della Loggia di fra Giocondo, pacchi di carta igienica gonfiabili più alti del monumento a Vittorio Emanuele in piazza Bra, alberi di Natale giganteschi dedicati al pandoro in piazza Erbe....
Chissà qualche volta potremo vedere questa città, le sue piazze, occupate da bancarelle di libri, da giovani che ascoltano i versi di un poeta o i ragionamenti di un filosofo?
E' chiedere troppo?
Eppure queste cose succedono ogni anno in città a pochi chilometri dalle scrivanie degli assessori Corsi e Perbellini, a Mantova, a Ferrara, a Modena....
Da noi no.
Ultima notizia.
Leggo su “L'Arena” che:
domani, sabato, alle ore 12 alla FNAC di via Cappello, Ferruccio Pinotti presenterà il suo nuovo libro “La lobby di Dio” libro sicuramente interessante e documentato come i precedenti sull'Opus Dei, sulle Banche....
Tanti sinceri auguri a Pinotti per un meritato successo del suo libro però, però....qualche curioso dovrebbe chiedere all'autore notizie del suo primo libro “Il salario della fede”, scomparso in poche ore dalle librerie e mai più tornatovi e che gli costò non pochi ...contrattempi.
Chi volesse saperne di più può cercare sul mio blog l'intervento a Radio Popolare Verona del 23 giugno 2009
Giorgio Bragaja
Due sentenze della Corte di Appello di Venezia e altre cose.
La prima sentenza:
La Corte di Appello di Venezia ha praticamente stravolto il giudizio emesso dalla Corte di Assise di Verona per i cinque imputati per la morte di Nicola Tommasoli.
Dieci anni e quattro mesi per Veneri e Perini, già condannati a quattordici anni. Due assolti, Dalle Donne e Corsi, prima condannati rispettivamente a dodici e dieci anni.
L' “Assemblea cittadina 17 maggio” rileva come “permanga irrisolto il nodo fondamentale di questa vicenda nodo che la città ha eluso e cioè che la vita di questi ragazzi imputati è intimamente collegata con le idee della destra estrema, di chi pratica e coltiva l'aggressività, quando non la violenza, come propria componente identitaria.
Volevamo impedire che la memoria dell'assassinio di Nicola Tommasoli fosse cancellata, volevamo impedire che si consolidasse questo silenzio, apparentemente apolitico ma, in realtà, fortemente politico perché inteso a difendere un certo tipo di cultura oltre che la strategia del potere che governano questa città.....anche la recente sentenza per la strage di piazza della Loggia a Brescia (nessun colpevole) ci mette di fronte a una crudele evidenza: in questo Paese l'impossibilità di formulare condanne si trasforma, inesorabilmente, in un opera di diseducazione civile”. Parole sante.
La seconda sentenza.
Per l'aggressione fuori dal bar Posta di piazza Viviani del 4 gennaio 2009 quando un gruppo di estrema destra ferì una ragazza che si lamentava per i loro cori razzisti, la Corte di Appello di Venezia ha confermato la condanna di primo grado a tre anni e otto mesi per Claudio Pellegrini e a due anni e due mesi per Andrea Iacona.
Se la cava completamente invece Luca Cugola (che in primo grado era già stato assolto ma però con formula dubitativa), per “proscioglimento procedurale”, solo per un vizio di forma tanto è vero che il presidente del tribunale ha ritenuto di dover rimarcare il fatto e cioè che l'assoluzione era dovuta essenzialmente alla bravura dei difensori che avevano rilevato l'errore procedurale più che al giudizio sugli avvenimenti e all'effettiva provata estraneità di Cugola al fatto cioè alla sua non colpevolezza.
Credo di aver riassunto con sufficiente precisione l'esito dei due processi e il giudizio, naturalmente del tutto condivisibile, espresso da l' “Assemblea cittadina del 17 maggio”.
Ora una mia considerazione: hanno avuto la meglio, quelli tra gli imputati (e le loro famiglie), che hanno avuto l'accortezza, che hanno saputo, e potuto, scegliersi i difensori migliori (e più costosi) e più presentabili, anche politicamente, sia nell'uno che nell'altro processo.
Difensori che nel processo del bar Posta hanno saputo trovare appigli procedurali e in quello Tommasoli sono riusciti a far passare la tesi, incredibile e fantasiosa, che gli aggressori sarebbero stati lì per caso, che non facevano gruppo (e perciò niente aggravante ) anche se pochi minuti prima, tutti insieme, avevano aggredito un altro ragazzo solo perché aveva un aspetto e un abbigliamento che a loro non piacevano.
Non voglio parlare di “risultati” giudiziari “di classe” ma di “censo” si. Considerando l' habitat sociale di alcuni degli imputati e usando il dialetto, che in questo caso rende bene, si può concludere così: el fiol del becar e el fiol de l'osto dentro, el fiol del dotor fora.
Si dirà che questi sono i meccanismi della giustizia.
Esatto, i meccanismi, non la giustizia.
Lapidaria la dichiarazione del procuratore capo di Verona Giulio Schinaia: “Però, Tommasoli non è morto da solo”. Cioè, non si è suicidato.
Altro argomento.
Il sindaco Tosi aveva pensato bene di far togliere le panchine dai piccoli giardini di lungadige Matteotti perché qualche volta li si riunivano alcuni extracomunitari in attesa di poter mangiare un pasto caldo alla vicina mensa della San Vincenzo.
Mao Valpiana allora aveva comprato una panchina e l'aveva messa là dove erano state tolte quelle del Comune.
Dopo poche ore, su ordine di Tosi, solerti agenti l'avevano divelta, portata via e multato Valpiana per occupazione abusiva di suolo pubblico.
Valpiana ha fatto ricorso e l'ha vinto e non pagherà nessuna multa ma il giardino continua ad essere senza panchine e desolatamente vuoto. Non c'è mai nessuno.
Mentre saranno piene, stracolme, le più belle piazze della città, piene di baracche e baracchine, castelli di cartone, più alti della Loggia di fra Giocondo, pacchi di carta igienica gonfiabili più alti del monumento a Vittorio Emanuele in piazza Bra, alberi di Natale giganteschi dedicati al pandoro in piazza Erbe....
Chissà qualche volta potremo vedere questa città, le sue piazze, occupate da bancarelle di libri, da giovani che ascoltano i versi di un poeta o i ragionamenti di un filosofo?
E' chiedere troppo?
Eppure queste cose succedono ogni anno in città a pochi chilometri dalle scrivanie degli assessori Corsi e Perbellini, a Mantova, a Ferrara, a Modena....
Da noi no.
Ultima notizia.
Leggo su “L'Arena” che:
domani, sabato, alle ore 12 alla FNAC di via Cappello, Ferruccio Pinotti presenterà il suo nuovo libro “La lobby di Dio” libro sicuramente interessante e documentato come i precedenti sull'Opus Dei, sulle Banche....
Tanti sinceri auguri a Pinotti per un meritato successo del suo libro però, però....qualche curioso dovrebbe chiedere all'autore notizie del suo primo libro “Il salario della fede”, scomparso in poche ore dalle librerie e mai più tornatovi e che gli costò non pochi ...contrattempi.
Chi volesse saperne di più può cercare sul mio blog l'intervento a Radio Popolare Verona del 23 giugno 2009
Giorgio Bragaja
19 novembre 2010
intervento a radiopop 19-11-2010 su alluvione di richieste, Arsenale e altro
All'inizio erano una decina, poi diciotto, ora sono diventati trentasei.
E' il numero di Comuni della provincia di Verona i cui sindaci hanno fatto richiesta per poter partecipare alla spartizione dei soldi dello Stato che arriveranno (se arriveranno e quando arriveranno) per il risarcimento dei danni provocati dall'alluvione nel Veneto.
Tolti i Comuni di Monteforte, di Soave, di pochi altri dell'Est veronese e della Lessinia tutti gli altri, fino ad arrivare ai trentasei, sono Comuni nel cui territorio la pioggia non ha provocato nulla di diverso da quello che ci si aspetta, e arriva, quando piove.
Comunque nulla che possa essere definito “disastro”, anche con la più generosa buona volontà.
Il fenomeno della diffusione delle richieste di indennizzo per danni da alluvione, dalla provincia di Verona si sta estendendo a tutto il Veneto, il Veneto sobrio, laborioso, silente, che non si lamenta ma lavora, che non se ne approfitta, che non specula, che si rimbocca le maniche a differenza di altri, “e sappiamo bene chi!”.
Alcuni sindaci dei Comuni veronesi, realmente disastrati, hanno già cominciato a parlare di sciacallaggio.
Parole forti ma non esagerate.
I soldi sono ancora in forse perché nella ordinanza, firmata da Berlusconi in questi giorni, pare non ci sia nulla riguardo al patto di stabilità cioè alla legge che vincola i bilanci dei Comuni e nulla anche per quel che riguarda gli sgravi fiscali richiesti.
In pratica, Monteforte, Soave e gli altri Comuni andati veramente e drammaticamente sott'acqua, o franati, non sanno se possono spendere soldi al di fuori e di più di quelli vincolati dalle previsioni dei loro striminziti bilanci normali.
Il fatto è che questi Comuni i soldi, in più e fuori dal bilancio, li hanno già spesi e li stanno spendendo per aiutare chi ha perso tutto e non può aspettare. E i sindaci dei paesi veramente disastrati perciò sono giustamente infuriati.
I soldi che verranno saranno comunque pochi e diverranno ancor meno per chi veramente ne ha bisogno, per chi ha avuto la casa sommersa, la fabbrica devastata, perché, come si sa, le fette di una torta diventano sempre più piccole mano a mano che aumentano i commensali. E ora i commensali in attesa, solo nel veronese, sono trentasei anziché dieci o quindici e, ma guarda! i commensali infiltratisi “a sbafo” in stragrande maggioranza hanno il fazzoletto verde che spunta dal taschino o un vezzoso foulard verde al collo.
Il vicepresidente leghista della Provincia di Treviso, tale Muraro, quando ha saputo che erano stati arrestati tre serbi mentre stavano rubando nelle case degli alluvionati ha detto: “Sono per la fucilazione”.
Anche per i suoi colleghi sindaci sciacalli?
E intanto la Magistratura ha avviato procedimenti per disastro colposo. Su alcuni perché dell'alluvione vedi sul mio blog, o sul sito di Radio Popolare, l'intervento del 5 novembre.
Altro argomento.
L'ultima proposta per l'Arsenale l'hanno pensata l' assessore Benetti e l'assessore Di Dio.
Il primo ha detto mettiamoci un po' di asili nido e di scuole materne, possibilmente cattoliche.
Il secondo ha detto facciamone appartamenti e negozi.
Uno stenta a crederlo e semmai pensa che i giornali non la dicano giusta ma poi si informa e capisce che è proprio cosi: quelle sono le ultime proposte. Però nessuna meraviglia.
Ora non voglio rifare per la centesima volta la storia del nostro bellissimo Arsenale ma è bene riportare qualcosa alla memoria
L'Arsenale è una struttura imponente sul modello del suo fratello maggiore di Vienna ( a proposito Vienna con le elezioni di pochi giorni fa ha conservato la sua amministrazione di sinistra ora diventata rosso-verde).
Dismesso dai militari, per Verona si era presentata una occasione unica, grandiosa: la possibilità di progettare in grande, di costruire il volto culturale della città.
Lì si pensava potesse esserci il museo di Storia Naturale con annesso uno splendido orto botanico (c'è a Padova, c'è a Modena...) e il completamento del Museo di Castelvecchio con la contemporanea e necessaria acquisizione del Circolo ufficiali che ancora, inutilmente, occupa tutta la parte a monte del castello che dà sull'Adige compresa la splendida terrazza sul fiume
Questo una quindicina di anni fa.
Poi sono cominciate le alzate di ingegno dei vari assessori e consiglieri del centro destra.
Uno stenta a crederlo però ci fu chi propose una grande birreria tirolese, chi un grande parco divertimenti, chi la città dei giochi, chi il magazzino per l'Ente Lirico, chi il museo dei costumi delle opere areniane, chi la caserma dei carabinieri.... e ora, eccome no, appartamenti e negozi.
E intanto va tutto in rovina.
La manifesta incapacità dei nostri amministratori di capire, di rendersi conto di quel che si trovano ad avere, di quello che abbiamo ereditato di bellezza, di cultura, di quello che ne potremmo ottenere per noi e per quelli che verranno, alla fin fine li rende invulnerabili. Come si fa a discutere con costoro? Finiscono per essere inattaccabili perché non ci sono argomenti comuni tra noi e loro. Neppure il linguaggio. Alfabeti e lingue diversi, incomunicabili.
Giorgio Bragaja
All'inizio erano una decina, poi diciotto, ora sono diventati trentasei.
E' il numero di Comuni della provincia di Verona i cui sindaci hanno fatto richiesta per poter partecipare alla spartizione dei soldi dello Stato che arriveranno (se arriveranno e quando arriveranno) per il risarcimento dei danni provocati dall'alluvione nel Veneto.
Tolti i Comuni di Monteforte, di Soave, di pochi altri dell'Est veronese e della Lessinia tutti gli altri, fino ad arrivare ai trentasei, sono Comuni nel cui territorio la pioggia non ha provocato nulla di diverso da quello che ci si aspetta, e arriva, quando piove.
Comunque nulla che possa essere definito “disastro”, anche con la più generosa buona volontà.
Il fenomeno della diffusione delle richieste di indennizzo per danni da alluvione, dalla provincia di Verona si sta estendendo a tutto il Veneto, il Veneto sobrio, laborioso, silente, che non si lamenta ma lavora, che non se ne approfitta, che non specula, che si rimbocca le maniche a differenza di altri, “e sappiamo bene chi!”.
Alcuni sindaci dei Comuni veronesi, realmente disastrati, hanno già cominciato a parlare di sciacallaggio.
Parole forti ma non esagerate.
I soldi sono ancora in forse perché nella ordinanza, firmata da Berlusconi in questi giorni, pare non ci sia nulla riguardo al patto di stabilità cioè alla legge che vincola i bilanci dei Comuni e nulla anche per quel che riguarda gli sgravi fiscali richiesti.
In pratica, Monteforte, Soave e gli altri Comuni andati veramente e drammaticamente sott'acqua, o franati, non sanno se possono spendere soldi al di fuori e di più di quelli vincolati dalle previsioni dei loro striminziti bilanci normali.
Il fatto è che questi Comuni i soldi, in più e fuori dal bilancio, li hanno già spesi e li stanno spendendo per aiutare chi ha perso tutto e non può aspettare. E i sindaci dei paesi veramente disastrati perciò sono giustamente infuriati.
I soldi che verranno saranno comunque pochi e diverranno ancor meno per chi veramente ne ha bisogno, per chi ha avuto la casa sommersa, la fabbrica devastata, perché, come si sa, le fette di una torta diventano sempre più piccole mano a mano che aumentano i commensali. E ora i commensali in attesa, solo nel veronese, sono trentasei anziché dieci o quindici e, ma guarda! i commensali infiltratisi “a sbafo” in stragrande maggioranza hanno il fazzoletto verde che spunta dal taschino o un vezzoso foulard verde al collo.
Il vicepresidente leghista della Provincia di Treviso, tale Muraro, quando ha saputo che erano stati arrestati tre serbi mentre stavano rubando nelle case degli alluvionati ha detto: “Sono per la fucilazione”.
Anche per i suoi colleghi sindaci sciacalli?
E intanto la Magistratura ha avviato procedimenti per disastro colposo. Su alcuni perché dell'alluvione vedi sul mio blog, o sul sito di Radio Popolare, l'intervento del 5 novembre.
Altro argomento.
L'ultima proposta per l'Arsenale l'hanno pensata l' assessore Benetti e l'assessore Di Dio.
Il primo ha detto mettiamoci un po' di asili nido e di scuole materne, possibilmente cattoliche.
Il secondo ha detto facciamone appartamenti e negozi.
Uno stenta a crederlo e semmai pensa che i giornali non la dicano giusta ma poi si informa e capisce che è proprio cosi: quelle sono le ultime proposte. Però nessuna meraviglia.
Ora non voglio rifare per la centesima volta la storia del nostro bellissimo Arsenale ma è bene riportare qualcosa alla memoria
L'Arsenale è una struttura imponente sul modello del suo fratello maggiore di Vienna ( a proposito Vienna con le elezioni di pochi giorni fa ha conservato la sua amministrazione di sinistra ora diventata rosso-verde).
Dismesso dai militari, per Verona si era presentata una occasione unica, grandiosa: la possibilità di progettare in grande, di costruire il volto culturale della città.
Lì si pensava potesse esserci il museo di Storia Naturale con annesso uno splendido orto botanico (c'è a Padova, c'è a Modena...) e il completamento del Museo di Castelvecchio con la contemporanea e necessaria acquisizione del Circolo ufficiali che ancora, inutilmente, occupa tutta la parte a monte del castello che dà sull'Adige compresa la splendida terrazza sul fiume
Questo una quindicina di anni fa.
Poi sono cominciate le alzate di ingegno dei vari assessori e consiglieri del centro destra.
Uno stenta a crederlo però ci fu chi propose una grande birreria tirolese, chi un grande parco divertimenti, chi la città dei giochi, chi il magazzino per l'Ente Lirico, chi il museo dei costumi delle opere areniane, chi la caserma dei carabinieri.... e ora, eccome no, appartamenti e negozi.
E intanto va tutto in rovina.
La manifesta incapacità dei nostri amministratori di capire, di rendersi conto di quel che si trovano ad avere, di quello che abbiamo ereditato di bellezza, di cultura, di quello che ne potremmo ottenere per noi e per quelli che verranno, alla fin fine li rende invulnerabili. Come si fa a discutere con costoro? Finiscono per essere inattaccabili perché non ci sono argomenti comuni tra noi e loro. Neppure il linguaggio. Alfabeti e lingue diversi, incomunicabili.
Giorgio Bragaja
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